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28 giugno 2025 - ROLANDO ALBERTI pastore e poeta apuano oltre l'estremamente magico

DIFUORI The Real Secret Stage

24 giu 2025

Tradizione e contemporaneità della montagna apuana. Con ENRICO MEDDA e la musica in background di DAVIDE AMBROGIO

* Una serata dedicata all'Immaginario Folklorico. I suoni, le voci della montagna, gli effetti impressionanti degli eventi naturali, raccontati con la semplicità di chi li ama e dialoga costantemente con essi.


** Il racconto di chi ha fatto sì che tutto questo divenisse alla fine materia di un libro appassionante e vorticoso, stampato anche all'estero con grande successo


*** Le musiche di uno dei migliori autori italiani di armonie e scritture folk legate alla sua terra, la Calabria. Canti sacri e profani per mandare a memoria storie e leggende altrimenti perdute, perché possano rivivere oggi con tutto l'amore e il rispetto possibili.




* ROLANDO ALBERTI

Rolando è un uomo libero.

Vive del vento delle sue montagne, le Apuane settentrionali,

degli echi dei canali stretti e impervi, respira la terra dei suoi avi,

pastori di terre sospese tra il cielo e il mare.

E' un pastore Rolando, di capre e pecore, si sposta con passo leggero

sui versanti delle valli strette del fiume Frigido e del canale di Renara,

accompagna le sue bestie in percorsi antichi e solitari.

Percorre sentieri che gli occhi dei più non vedono;

ma lui ne conosce ogni pietra, sa che girando a sinistra, vicino a quel sasso,

si possono raggiungere ruderi abbandonati di case d'alpeggio,

dove la vita degli uomini un tempo scorreva nei mesi estivi.

Rolando comunica con la natura che lo circonda,

parla con essa e la conosce così profondamente da poterla cantare

nelle sue poesie con fare profondo, come si fa quando si racconta di un amico .

La sua Natura non è solo bellezza e benevolenza,

ma anche mistero e violenza nelle sue manifestazioni.

Rolando è un uomo "naturale", un uomo integrato nel suo ambiente,

così come gli uomini dovrebbero essere, animali tra gli animali,

capaci di leggere cosa significa il manifestarsi di una nuvola

o lo spirare del vento a una certa ora del giorno.

La valle del Forno dove è nato Rolando è una valle stretta

che non ha orizzonte, l'occhio vede uno spazio aperto solo

verso le vette delle montagne che sovrastano,

e i passi naturalmente ti portano verso l'alto.

Anche i passi del padre di Rolando, Anselmo, hanno preso la via della montagna,

si sono diretti verso la valle degli Alberghi, la Vettolina, il Vergheto, le Case Carpano...

Dai racconti, Anselmo era pastore filosofo, di una filosofia semplice e profonda,

con un punto di vista "storto" rispetto alla retorica comune.

Anche Rolando non è retorico e le sue poesie ti portano

in un mondo diverso con visioni "aperte" ad altre dimensioni culturali.

Il suo non è folklore, è profondità d'animo, è una conversazione

con il mondo naturale, con le pietre dimenticate,

con le figure sbiadite ad occhi superficiali, di uomini e donne passati prima di lui.

Rolando non è un bluff, non è un uomo che fa l'alternativo,

che non fa quello non-convenzionale e che non sta nel suo tempo,

non fa finta di essere. Rolando è il suo tempo, la sua profondità,

la sua essenzialità, il suo essere Vero! Per lui la decrescita è già felice


Piera Elli, 22 giugno 2025



Rolando è un pastore, ha sempre vissuto, insieme alle sue capre, sulle Alpi Apuane.

Sin da bambino, figlio del pastore Anselmo, scrive versi. Versi che si arricchiscono dei misteri della natura, del miracolo della creazione, di morte e eros, di visioni luminose e talvolta inquietanti.

Nasce nel 1971 a Forno (Ms), piccolo paese della Valle del fiume Frigido. Dopo un breve periodo di lavoro in città, sceglie di tornare sulla sua montagna, alla famosa Casa degli Alberghi “È come se. Attraverso di lui, la montagna stessa prendesse voce, trasformando la sua vicenda individuale nel simbolo di un’esperienza universale che si ripete eterna e sempre nuova”, scrive di lui Enrico Medda, curatore della prima raccolta di poesie di Rolando, dal titolo "L'estremamente magico".

I suoi versi nascono spontanei, genuini e diretti con tutto lo stupore del bambino, figli di un estremamente magico. Trasposti su fogli di carta o biglietti vari recuperati e conservati gelosamente, a volte ‘trasmessi’, via-cellulare, anche di notte, al suo amico fraterno Enrico. Parole poi riportate, una volta raggiunta casa, e riposte le capre, su quaderni in stampatello maiuscolo, con quei tratti di scrittura che riportano alla mente arcaismi dialettali, grafie e strutture sintattiche del tutto personali.

I luoghi ricordati negli scritti ruotano intorno alla scoscesa Casa degli Alberghi, le quattro mura che Alberti identifica come “l’epicentro di questo errante vivere”. Un edificio scarno, con un grande stanzone con le finestre prive di infissi, il camino su cui scaldare il latte per fare il formaggio, un tavolo rustico e, in fondo, una stanzetta nuda con una semplice branda. Al piano inferiore il ricovero delle capre. E’ qui che il pastore-poeta trascorre da solo lunghi mesi durante l’alpeggio estivo; è qui che si dà voce alla montagna.

Nelle creste, nei boschi, nei sassi Rolando Alberti riconosce presenze vitali, in un incessante dialogo con chi ha vissuto prima di lui in quei luoghi in una continua lotta con i principi eterni della vita e della morte.

La mazzata per Rolando arriva dal cielo il 23 settembre 2021, quando un fulmine folgora metà del suo gregge: 47 capi di capre apuane, una varietà già a rischio estinzione a causa della progressiva scomparsa dei pastori in Garfagnana e Lunigiana. “Alberti è l’ultimo rimasto a Forno, pratica ancora la transumanza come suo padre e suo nonno prima di lui e ogni estate porta in alpeggio il suo gregge agli Alberghi, nei pascoli che si estendono tra i monti Cavallo e Contrario.”

Per ripararsi dalla tempesta il gregge si allontana dal pascolo, imbocca un sentiero impervio che si arrampica sul monte Macina, una zona aspra, di cave, e si ferma sotto un «sottotecchia», una tettoia di roccia creata dal fronte di scavo. La folgore colpisce proprio lì, mentre gli animali sono ammassati, uccidendone la metà. «Sono stati i corvi a portarmi sul posto, planavano sopra gli animali morti — ricorda Rolando —. Un agnello non voleva lasciare la madre folgorata, poi è sparito per tre giorni, pensavo l’avessero sbranato i lupi, invece è tornato all’ovile. Per me è un segno di continuazione».

A questo punto, parte immediatamente, attraverso uno scambio appassionato di mail, telefonate, e appelli in rete, una raccolta-fondi dal basso per far sì che Rolando possa ricomprare capi di bestiame idonei a ricostituire il suo gregge, contattando i suoi colleghi della vicina lucchesia. "Una capra per Rolando" verrà chiamata la raccolta-fondi “tesa a riacquistare almeno una parte delle bestie perdute, contando sulla generosità di chi lo conosce e anche di chiunque apprezzi l'importanza di chi continua a tramandare un lavoro millenario che è parte essenziale della cultura apuana", riporta Niccolò Medda, figlio di Enrico, che si adopera alacremente su GoFundMe.

In pochi giorni, vengono raccolti oltre 5.000 euro a sostegno del progetto, e così Rolando potrà formare di nuovo il suo prezioso gregge di capre e continuare a produrre il suo formaggio nel suo posto di transumanza seguendo la tradizione pastorale.

Oggi, 2025, Enrico Medda ha riunito i lavori poetici più recenti di Rolando, lavori che costituiranno a breve materiale di prossima pubblicazione, con fondi che anche qui, saranno raccolti attraverso un tam-tam di amici e sostenitori del poeta-pastore. Nel corso della serata al DIFUORI Pietrasanta, si raccoglieranno prenotazioni e intenzioni d’acquisto per il nuovo libro di Rolando Alberti.


** ENRICO MEDDA

In breve, nel 2018 è chiamato come Professore Ordinario di Letteratura Greca presso il Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica dell’Università di Pisa.

È stato membro del Dottorato in Filologia e Letterature Greca e Latina dell’Università di Pisa (2003-2011) e del Consiglio Direttivo della Scuola Dottorale in Discipline Umanistiche dell’Università di Pisa (2010-2012). Dal 2012 è membro del Dottorato Regionale Toscano in “Scienze dell’Antichità e Archeologia”.

È responsabile scientifico della Convenzione Internazionale per scambi scientifici a livello dottorale fra Università di Pisa, Scuola Normale Superiore di Pisa, Sorbonne Université, École Normale Supérieure de Paris e École des Hautes Études en Sciences Sociales de Paris.


*** DAVIDE AMBROGIO

Nasce nel 1990 e  vive fino a 18 anni a Cataforio, piccola frazione di Reggio Calabria. Dopo aver frequentato e terminato i corsi della facoltà di Scienze della Comunicazione a Messina, nel 2011 si trasferisce a Roma dove intraprende un percorso di studi accademici e musicali,  collaborando con vari artisti ed entrando in contatto con diverse realtà, prima fra tutte Etnomusa, orchestra di musica popolare de La Sapienza di Roma.

Dal 2013 al 2016  intraprende un percorso di studi incentrato sulla tecnica vocale e su alcuni strumenti popolari; studia, infatti, canto popolare e tamburello siciliano con Francesco Salvadore, frequenta i seminari "Mare e miniere" del 2015 e del 2016 in Sardegna, studiando canto popolare con Giovanna Marini, Elena Ledda e Simonetta Soro, canto corale con Alessandro Foresti, launeddas con Luigi Lai, zampogna e friscaletto siciliano con Pietro Cernuto.

Nel 2020 vince l'undicesima edizione del premio Nazionale “Musica contro le mafie” con un brano in dialetto calabrese dal titolo “A San Michele”.

Album di riferimento: "Evocazioni e Invocazioni (2021)




OLTRE L'ESTREMAMENTE MAGICO - 28 giugno 2025 Live@DIFUORI The Real Secret Stage

Folk-Night tra poesia, musica, culture, tradizione e contemporaneità della montagna apuana


PER PARTECIPARE

solo su prenotazione


INIZIO SERATA

ore 20


ALTRO

tutto il ricavato andrà a sostenere progetti e associazioni di solidarietà in Italia e nel mondo

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