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Report "TARANTOLE E DONNE" andato in scena al DIFUORI il 26 luglio 2025

Prologo "LA DEA RAGNO" di e con IRENE CONTI.
Pièce teatrale-musicale "TARANTOLE E DONNE" di e con ELENA VERRI.


Tutto ha inizio a fine pomeriggio, di un giorno caldo d’agosto, eh beh siamo al 17, due giorni dopo Ferragosto, quando inizia al DIFUORI, la mitica “Tombola de’ troiaìni”. Musica di sottofondo, il persistente frinire delle cicale! Ghighighi!!

I partecipanti seduti sotto il grande leccio hanno portato, accuratamente incartati in carta da regalo, i “preziosi” trofei, i ‘troiaìni’, che saranno i premi dei vari ambi, terni, quaterne cinquine e tombole dei “fortunati” vincitori.

La tombolata è per qualcuno il primo incontro tra persone che non si sono mai viste prima, ma dal primo ambo, s’inizia a ridere, a scambiarci battute, in un crescendo di intesa/complicità umana, nonché canina, vista la presenza della mitica ‘Perla’ di una scodinzolante, familiare simpatia.

 

Finita la tombola e messe al sicuro le vincite… roba da caveau della Banca d’Italia….arrivano tutti gli altri partecipanti alla serata, così alla spicciolata, chi in macchina, chi a piedi, chi oramai degli affezionati amici, chi per la prima volta.. la prima cosa che ognuno di loro dice è “Vi posso dare una mano?”, “Se avete bisogno, io ci sono”..

 

Dopo che i tavoli, sparpagliati sì ma con una certa cura, insomma come piacciono a noi, sono stati occupati, si può partire con la cena; tutto secondo programma, inclusi i sorrisi e le pacche leggere sulle spalle, da veri vecchi amici.

 

 

Sulla scena dello spettacolo che andrà ad iniziare a breve, alle 21,30, si stagliano, magnetiche, tre teste di donna in terracotta che fissano le persone presenti, una è una ragazza, giovane e speranzosa, ha una collana di rami d’ulivo, la seconda è una donna non più giovanissima, dallo sguardo fiero, la terza è una signora anziana con in mano delle olive, la nonna di ELENA VERRI, l’attrice che stasera reciterà le sue storie tra tarantole e donne.

 

Le sculture sono opera della stessa Elena, così come i teli stampati con rami d’ulivo che faranno da fondale al suo spettacolo. Elena è una donna poliedrica e un’artista a tutto tondo.

 

 

Adesso abbiamo preso posto davanti ai faretti di scena, con, a sinistra, le luci del mare là poco lontano a tenerci compagnia.

 

Sarà IRENE CONTI, giovane antropologa, amica e complice di Elena, ad aprire la performance. Arriva a piedi scalzi da destra, mentre da sinistra, sempre a piedi scalzi, entra anche Elena che mollemente si piega a terra, immobile, di fianco a lei.





Irene poggia allora sulla testa di Elena un telo scuro trasparente e morbido, e comincia la lettura di un suo testo preparato ad hoc come vero e proprio prologo, dal titolo bellissimo “La dea Ragno”.

Un testo poetico, forte, evocativo. Richiama tutte le donne del mondo e della storia. Richiama quello che le donne hanno sentito, subìto e subiscono ancora .. Si sentono le voci delle “streghe”, i silenzi delle donne non riconosciute come persone ma come cose, e la forza delle guerriere, delle ribelli.. Il tutto accompagnato dal canto dei grilli…





Poi, alla fine, Elena, al canto di una dolcissima nenia, lentamente si alza. Irene si fa lentamente da parte, si guardano intense negli occhi, passandosi così idealmente, da quel momento, il testimone della scena.

 

Un lungo applauso si alza dal pubblico a ringraziare la grazia, la forza e la delicatezza di Irene.

 

Intanto la nenia continua, e Elena stende i suoi teli dipinti sul filo tirato tra i due alberi, uno di alloro e l’altro una vecchia catalpa che ancora però resiste con i suoi rami protesi verso il cielo stellato.

Stende i teli, come panni sul filo ad asciugare e canta cullando un bambino immaginario.

 

La protagonista della pièce si muove nell’assolata Puglia, nella Grecia salentina, dove l’estate è calda e soffocante, e l’inverno triste e freddo per le povere donne costrette a lavorare la terra.

Ci racconta della Tarantola, il ragno che punge solo le donne durante l’estate e le fa “impazzire”, le fa ballare, per tre giorni e tre notti, fino a che il veleno non le abbandona. Il ragno che le protegge anche, le donne, dalle durezze della vita… Ci racconta di esseri magici che girano per la campagna di notte senza mai farsi vedere..

Elena, intona ninna nanne, scuote tamburi che fanno cantare le onde del mare.. i ritmi della raccolta del tabacco d’estate e della raccolta delle olive in inverno, sottolineati dai tamburi di una danza primordiale.

Il vento intanto si alza e gonfia i teli appesi alla corda, come vele di barche, come panni che avvolgano in un tenero abbraccio.





Il racconto si fa drammatico, la ragazza che raccoglie tabacco d’estate e olive d’inverno insieme alla madre, insieme a tante altre donne, è cresciuta, e sa già che “il caporale” si farà avanti anche con lei, così come ha fatto con le altre contadine, in una spirale che sembra non avere mai fine… Ma lei, giovane donna, si ricorda che esiste la tarantola, il ragno che salva le donne, il ragno che fa sì che le donne possano scegliere da sé il proprio destino.. La Dea Ragno.. la donna che sceglie! Che sceglie di essere libera!!!

 




Gli spettatori che hanno seguito tutto questo evolversi della storia, con estrema attenzione, in un silenzio quasi religioso, che si guardavano all’inizio persino dall’applaudire per non spezzare l’incantesimo, ad un certo punto non ce la fanno più e, ad ogni cambio di registro dello spettacolo, applaudono con trasporto ed emozione sempre più forte.

 

Arrivati alla fine dello spettacolo, siamo tutti consapevoli che lo spettacolo non sia affatto finito… quell’atmosfera così rarefatta ormai ti è rimasta appiccicata addosso. E così succede che, al momento dei saluti ci sia un generale, sentito ringraziamento alle due artiste che ci hanno fatto vivere così intensamente l’esperienza di vite lontane, ma allo stesso tempo così vicine nel dolore e nell’amore per la libertà di scelta per tutte le donne.

 

Ora si scambiano davvero i “ciao, ci rivedremo sicuramente”, i “se tornate il prossimo anno, noi saremo qui, i “vi portiamo giù noi fino alla macchina!”, insomma che dire? Il miracolo del DIFUORI s’è concretizzato anche questa volta, complici i nostri amici meravigliosi, gli artisti altrettanto meravigliosi e l’appassionata cura prestata ai nostri eventi.

 

Ci sono serate dove il tempo resta come sospeso, e tutto scorre seguendo le linee di un’armonia magica quanto indescrivibile; questa è stata una di quelle.

 

Grazie a Elena, a Irene, ai nostri amici e alla voglia di costruire insieme un’inedita e ribelle cultura dal basso.




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