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VINCANTA "La Memoria che Resiste" - ediz. 2025. Come si crea pace dal basso tra Memoria, Arti e Culture

TERZA EDIZIONE, VINCA, 20-23 AGOSTO 2025. Un'esperienza dei sensi che fa breccia nei cuori e nei pensieri di migliaia di persone, risposta resistente all'eccidio perpetrato da fascisti e nazisti nel paese di Vinca nel 1944 e ai tanti altri eccidi contemporanei - DIFUORI Pietrasanta


Tutto finisce con il coro delle donne vinchesi, in piazza del Fossato โ€œAlla fonta-a-na, alla fonta-a-na, alla fonta-a-a-a-na, alla fonta-a-na โ€ฆโ€ e con la canzone del festival โ€œVincantaโ€, cantata tutti insieme con fare gioioso.

Che bella serata, che emozioni forti si sono vissute in queste nostre 5 ore a Vinca!

Tutto รจ iniziato con lโ€™abbraccio a Sabatina, appena arrivati nel tardo pomeriggio, dopo un viaggio vero e proprio, nello spazio e nel tempo.

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Vinca (Ms) รจ un paese al centro di una bellissima valle apuana, le fanno da corona le vette del monte Sagro, del Grondilice e del Pizzo dโ€™Uccello, il costone della Bella Addormentata, i passi del Giovo, del Rasori e della Foce di Vinca. Passi che uniscono Vinca ad altre valli apuane e le aprono la strada o verso il mare, o verso lโ€™interno garfagnino e della Lunigiana.

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Per arrivare a Vinca รจ un viaggio, lโ€™ultimo tratto di strada, stretto e tortuoso. Sinuosa, la via sale con tornanti e curve, incastonata tra due pareti di roccia verticali, di roccia viva, con ciuffi di alberi qua e lร .

Vinca, il paese del famoso e buonissimo pane, un pane di due chili e della farina di castagne delle sue selve, dei suoi castagneti secolari.

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Siamo venuti a Vinca per rendere omaggio alle vittime di un eccidio di 81 anni fa, quando i fascisti, accompagnati dai nazisti, sterminarono oltre160 persone, la maggioranza donne, bambini e vecchi, e un prete. Fu un massacro ripetuto per quattro giorni interminabili. Gli assassini andavano a caccia di esseri umani -che trovavano rifugio nascondendosi nelle grotte, nei tronchi cavi dei castagni- aspettandoli persino nei pressi delle loro case, quando i piรน rientravano in paese per seppellire i propri morti, pensando che la carneficina fosse ormai finita.

Quando la follia omicida lasciรฒ la valle, il paese fu dato alle fiamme, e ancora si possono vederne i segni sui muri delle vecchie abitazioni, alcune ormai abbandonate.

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Da quei giorni, per Vinca iniziรฒ una morte lenta. Di un paese che contava 1200 persone adesso ne sono rimaste unโ€™ottantina, la maggioranza anziani, gli anziani di oggi che, allโ€™epoca dei tragici fatti, erano poco piรน che bambini, e che sopravvissero allora, divenendo oggi testimoni.

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Da tre anni perรฒ qualcosa รจ cambiato a Vinca, il paese ha reagito al dolore, e insieme e grazie alla buona volontร  e alla passione di alcune e alcuni vinchesi, e di un gruppo teatrale โ€œIl Teatro dellโ€™Assedioโ€ con sede a Livorno, del suo direttore artistico Michelangelo Ricci e di altri artisti amanti della giustizia e della veritร , Vinca diventa per tre giorni โ€œVincantaโ€, un canto, un messaggio di pace e di speranza per gli uomini tutti.

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Ma ripartiamo da piรน sopra, quando, subito dopo aver parcheggiato, incontriamo per strada la nostra amica Sabatina che ci accoglie con il suo solito sorriso contagioso, e la sua forza, eโ€ฆ โ€œIo perรฒ devo andare alle cucine alla scuola ..โ€, indirizzandoci di conseguenza a โ€œLa Pubblicaโ€, un ex-edificio della Croce Rossa rimasto chiuso per tanto tempo e riaperto per lโ€™occasione, e rimesso in ordine per accogliere i forestieri e un Campus Artistico.





Sรฌ, perchรฉ qui, nel cuore delle Apuane, dove i cellulari non prendono, e lontani da tutto, cโ€™รจ un Campus Artistico di diverse arti, dove ragazze e ragazzi da ogni dove si incontrano e lavorano sulla Memoria, quella che serve allโ€™oggi per poter creare un futuro migliore.

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A โ€œLa Pubblicaโ€ ci aspettano due installazioni che raccontano sia la distruzione delle montagne di marmo, le Apuane, sia quanto il dramma di Vinca si stia ripetendo oggi con altre forme in varie parti del mondo.





Fuori, sullโ€™impiantito di una piccola terrazza, intanto, le voci e gli strumenti si stanno scaldando, perchรฉ tra poco alcuni artisti che fanno parte di questo magico progetto si esibiranno qui, aprendo le ricche iniziative della giornata. E sono tante le persone che stanno arrivando. Persone che portano impressa nei loro occhi una luce, una luce di rispetto per quello che da lรฌ a poco vivranno.

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Le voci di Davide Giromini e di Aurora Loffredo intonano una canzone dopo lโ€™altra, accompagnati dal violino di Steve Lunardi e dal cajon di Massimiliano Furia.ย  I testi sono belli, intensi, trattano quasi tutti di lavoro, di cave, quelle cave che hanno dato da vivere a tante famiglie vinchesi nei secoli passati, le cave del monte Sagro lรฌ sopra che ascolta le note portate dal vento.

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โ€œIn cava si sale, in miniera si scendeโ€ฆโ€ย  uomini costretti a salire sui monti per โ€œcolpire la pietra biancaโ€ e che a volte non tornavano a casa, per colpa dello scoppio mortale di una mina, o perchรฉ un blocco di marmo li schiacciava durante la lizzatura.

Bello questo inizio! Le emozioni cominciano a fluire nel cuore e nel cervello.


Un pasto al volo alla โ€œscuolaโ€ del paese, e via a fare un giro per vedere la mostra โ€œIl tempo espostoโ€, allestita dagli stessi abitanti nella Via dellโ€™Orzale, una mostra sorprendente, allโ€™aperto, con vecchi strumenti e utensili della vita quotidiana di una Vinca dโ€™altri tempi, e quadri degli artisti locali, e sono tanti โ€ฆ Quanta creativitร ! Il castagno, lโ€™albero del pane e la cava, i soggetti che maggiormente tornano ad essere raffigurati.

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Il paese รจ molto bello, case di sasso, strade strette dove non possono accedervi le macchine, perchรฉ pensate per gli uomini o tuttโ€™al piรน per un mulo o un asino. Si succedono, una dopo lโ€™altra, archi in pietra che poggiano direttamente sulla roccia, stradine selciate di ciottoli, poco illuminate ma cosรฌ profonde che sembra di fare un balzo indietro di un secolo.

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Adesso รจ ora di andare al โ€œChiosoโ€, ex-cinema ed ex-sede dalla banda musicale paesana, ridotto oramai ad un rudere, senza piรน un tetto, con le pareti esterne perรฒ ricoperte da un โ€˜muraleโ€™ che rievoca i fatti terribili dei quattro giorni di tragedia di 81anni fa.





Ed รจ proprio da sopra i muri monchi che si palesano allโ€™improvviso due attrici che cominciano a dialogare tra loro eโ€ฆ. Ssshhh! Inizia lo spettacolo!

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E che spettacolo! Questโ€™anno il tema e il titolo dellโ€™opera รจ โ€œIl soldato andato dal Chioso al Fossatoโ€, sempre a cura del Teatro dellโ€™Assedio, il percorso del giovane Pic dallโ€™adolescenza fino ai dubbi insinuatisi in lui al momento del ricevimento della cartolina-precetto per la guerra.

Arrivano maschere della commedia dellโ€™arte e bambini e ragazze e ragazzi in sgargianti costumi di scena, altre cantanti che sottolineano i passaggi della performance.





Sono colorati, cantano, si sberleffano e ridono, e le persone che seguono lo spettacolo tutte protese nel sollecitare PIC, il giovane scanzonato protagonista-nonprotagonista dellโ€™opera, di non partire per la guerra, perchรฉ non vale la pena andare a combattere. Mai, e per nessuna ragione.

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Poi la scena si trasforma in un fiume di persone in movimento; adesso รจ il paese intero che diventa il palcoscenico reale di una โ€œComunitร  che incantaโ€

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Sul tetto del lavatoio nella piazza della fontana, dove risuona la voce gorgogliante dellโ€™acqua in un continuo divenire, lassรน un trio composto da un violinista e due attrici, illuminato da ondivaghe luci psichedeliche, ci racconta il dramma della guerra, mentre sul muro della chiesa lรฌ di fronte scorrono immagini di vecchi e nuovi conflittiโ€ฆ



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E ancora una volta il fiume umano si mette in marcia, noi vicini a Udo, scambiando con lui ricordi di qualche anno addietro e impressioni del momento; lungo il tragitto, maschere e figure ci ricordano che โ€œLa guerra รจ il maleโ€.





Un ragazzo รจ ferito su una lettiga, mentre una ragazza gli tiene la mano, guardando con occhi disperati noi che le passiamo di canto.ย  La madre di PIC, seduta su una sedia a dondolo sotto una volta, sta raccolta come un fagotto e piange, le due sorelline-bambine ripetono in continuazione a PIC di stare attento.

PIC ora lo ritroviamo immobile seduto un poโ€™ piรน in lร , vestito della sua divisa militare; รจ oramai morto, e cinque attori dallโ€™alto di una balaustra parlano per lui, arrivato ormai al โ€œFossatoโ€..

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Si entra al โ€œFossatoโ€ accolti, in ordine, da una canzone di Alessio Lega, da un piano elettrico, un violino, una chitarra e una batteria, e altri artisti ancora tra cui Elena Malfi, Ida Ricci, da centinaia di persone giร  sedute in ogni dove, e dalla โ€œCorale delle donne di Vincaโ€, tutte in camicetta bianca con un fiore rosso sul petto, il papavero, fiore dei partigiani, e infine dal giovane artista, Gian Luca โ€œLibicoccoโ€ Palazzolo, che dipinge su di una grande tela posta in alto, quasi a dominare la piazza

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Michelangelo Ricci, regista di tutto questo bellissimo meccanismo, scandisce i passaggi tra lo spettacolo, le canzoni e i ricordi dei sopravvissuti, con un pudore e un rispetto incredibili, entra in punta di piedi nei loro ricordi e non se ne impossessa, ma li lascia fluire da questi bambini del โ€˜44 cosรฌ come loro si sentono.

Pelle dโ€™oca.





Intervengono anche due intellettuali divenuti vinchesi per scelta, e anche da loro traspare il rispetto anzitutto, e le parole servono anche a mettere in fila la storiaโ€ฆ

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Ma ora tocca alla โ€œCorale delle donne di Vincaโ€ che , per primo, intona il canto che si usava nel โ€˜44, un canto-invocazione contro la guerra che il giovane parroco del paese aveva insegnato, lui prete che coltivava il grano nel cimitero per avere la farina bianca, un canto che, interrottosi in quei funesti giorni dellโ€™eccidio fascista, รจ stato tramandato fino ad oggi dalla superstite piรน adulta, di allora 21 anni, oggi 102, che ancora ascolta emozionata dalla sua finestra lo svolgere di questa serata ricca, stracolma di ricordi e armonie finalmente anche positive.



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La serata alla fine continuerร  con โ€œI canti di mezzanotteโ€ al Santuario, ma per noi รจ tempo di rientrare, ci aspettano ancora due ore di macchina, e il rientro a casa, stanchi, assonnati, ma felici con il cuore che batte forte dallโ€™emozione, felici di aver preso parte ad un grandissimo e curatissimo, affascinante ed evocativo, evento popolare nato dal basso.

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GRAZIE DI ESSERE VERI



Piera e Claudio del DIFUORI Pietrasanta



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